Pani pasquali nel mondo: Matzah (Pane azimo - Egitto)
Un
giorno la nostra Cuochina (la mascotte di questo blog), guardando
l'Atlante Geografico, è venuta fuori con una domanda da 100 punti:
"Chissà com'è fatto il pane qua!" Puntando con l'indice un posto
imprecisato dell'Atlante Geografico. Allora noi:
Anna, Ornella e Nadia, le collaboratrici di sempre, siamo andate nel
web alla ricerca di lievitati di altri "Mondi", trovato tante ricette,
lingue sconosciute che abbiamo tradotto col traduttore Google (col
rischio di aver capito fischi per fiaschi) e quindi rifatte attingendo
anche alle nostre conoscenze acquisite con i lievitati.
La stessa cosa è successa a proposito dei lievitati in uso nel mondo nel periodo pasquale. Stesse domande e stessa nostra disponibilità.
La stessa cosa è successa a proposito dei lievitati in uso nel mondo nel periodo pasquale. Stesse domande e stessa nostra disponibilità.
Nota
per chi fosse tentato/a di cimentarsi: Facendoci pervenire la foto ed
il link del lievitato rifatto, provvederemo ad inserire questi dati al
fondo della ricetta stessa.
Matzah (o matzà in ebraico, pronuncia mazzà; pl. matzot), noto anche come matzo, matzos in yiddish, è il pane non lievitato (o azimo), a base di farina e acqua, consumato come alimento rituale nella festa di Pesach (Pasqua ebraica) in ricordo della veloce fuga dall’Egitto.
La Pasqua ebraica, da cui quella cristiana discende, ha qualche differenza. Le celebrazioni, ad esempio, iniziano diversi giorni prima e anche i cibi tradizionali non sono gli stessi.
La Pasqua ebraica, conosciuta anche come Pesach, è una delle festività più importanti dell’ebraismo. Si celebra ogni anno in primavera e ha origini antichissime.
La Pasqua ebraica, conosciuta anche come Pesach, è una delle festività più importanti dell’ebraismo. Si celebra ogni anno in primavera e ha origini antichissime.
Ma da cosa deriva questa ricorrenza? E come e quando si festeggia? Pasqua ebraica e Pasqua cristiana, quali sono le differenze?
La Pasqua è una festa religiosa che celebra un momento fondamentale nella storia di un popolo. Ma, anche se si chiamano entrambe “Pasqua”, quella cristiana e quella ebraica sono molto diverse, sia per ciò che ricordano sia per il periodo in cui si celebrano.
Per i cristiani, la Pasqua è il giorno in cui si ricorda la resurrezione di Gesù Cristo: un momento centrale della fede cristiana. Per gli ebrei, invece, la Pasqua – chiamata anche Pesach – commemora un altro evento fondamentale: l’esodo dall’Egitto e la fine della schiavitù.
Anche la durata delle celebrazioni cambia. La Pasqua cristiana si concentra in un solo giorno, mentre quella ebraica si prolunga per una settimana intera – sette o otto giorni – a seconda delle tradizioni. La data non è fissa come quella del Natale, ma cambia ogni anno perché segue il calendario lunare ebraico. Di solito cade tra fine marzo e fine aprile, sempre nel periodo primaverile. Nel 2026, ad esempio, inizierà la sera di mercoledì 1 aprile e finirà giovedì 9 aprile.
La Pasqua è una festa religiosa che celebra un momento fondamentale nella storia di un popolo. Ma, anche se si chiamano entrambe “Pasqua”, quella cristiana e quella ebraica sono molto diverse, sia per ciò che ricordano sia per il periodo in cui si celebrano.
Per i cristiani, la Pasqua è il giorno in cui si ricorda la resurrezione di Gesù Cristo: un momento centrale della fede cristiana. Per gli ebrei, invece, la Pasqua – chiamata anche Pesach – commemora un altro evento fondamentale: l’esodo dall’Egitto e la fine della schiavitù.
Anche la durata delle celebrazioni cambia. La Pasqua cristiana si concentra in un solo giorno, mentre quella ebraica si prolunga per una settimana intera – sette o otto giorni – a seconda delle tradizioni. La data non è fissa come quella del Natale, ma cambia ogni anno perché segue il calendario lunare ebraico. Di solito cade tra fine marzo e fine aprile, sempre nel periodo primaverile. Nel 2026, ad esempio, inizierà la sera di mercoledì 1 aprile e finirà giovedì 9 aprile.
La Pasqua ebraica ha origini molto antiche e viene raccontata nella Bibbia, nel libro dell’Esodo. Secondo la tradizione, gli ebrei erano schiavi in Egitto da generazioni, costretti a lavorare duramente sotto il comando del faraone. Dio scelse Mosè per guidarli verso la libertà e gli ordinò di chiedere al faraone di lasciar partire il suo popolo.
Ma il faraone si rifiutò più volte, e allora Dio mandò sull’Egitto dieci piaghe, cioè una serie di disastri, per convincerlo. Le piaghe colpirono solo gli egiziani e aumentarono di intensità: l’acqua del Nilo trasformata in sangue, le invasioni di rane, cavallette, malattie… fino all’ultima, la più dura di tutte: la morte di tutti i primogeniti egiziani, cioè del primo figlio maschio di ogni famiglia.
Per proteggere il popolo ebraico da questa tragedia, Dio ordinò a ogni famiglia ebrea di sacrificare un agnello e di segnare con il suo sangue gli stipiti delle porte. Quella notte, un angelo mandato da Dio passò per tutte le case d’Egitto: in quelle degli egiziani morì il primogenito, ma le case segnate furono “saltate”, cioè risparmiate. Ed è proprio da qui che nasce il nome Pesach, che in ebraico significa “passaggio” o “passare oltre”: l’angelo della morte passò oltre le case degli ebrei senza colpirli.
Ma il faraone si rifiutò più volte, e allora Dio mandò sull’Egitto dieci piaghe, cioè una serie di disastri, per convincerlo. Le piaghe colpirono solo gli egiziani e aumentarono di intensità: l’acqua del Nilo trasformata in sangue, le invasioni di rane, cavallette, malattie… fino all’ultima, la più dura di tutte: la morte di tutti i primogeniti egiziani, cioè del primo figlio maschio di ogni famiglia.
Per proteggere il popolo ebraico da questa tragedia, Dio ordinò a ogni famiglia ebrea di sacrificare un agnello e di segnare con il suo sangue gli stipiti delle porte. Quella notte, un angelo mandato da Dio passò per tutte le case d’Egitto: in quelle degli egiziani morì il primogenito, ma le case segnate furono “saltate”, cioè risparmiate. Ed è proprio da qui che nasce il nome Pesach, che in ebraico significa “passaggio” o “passare oltre”: l’angelo della morte passò oltre le case degli ebrei senza colpirli.
Dopo quell’evento, il faraone fu costretto a cedere e permise finalmente la partenza del popolo ebraico, che iniziò il lungo cammino verso la libertà e la Terra Promessa. (Notizie tratte da questo sito)
Ingredienti (ricetta elaborata da questo sito)
150 g di farina debole (9% di proteine)
80 ml di acqua tiepida
10 g di olio evo
2 g di sale
In una ciotola inserire tutti gli ingredienti e mescolare prima con una spatola e poi con le mani.
Dividere in tre pezzi da 80g l'uno ed arrotondarli.
Stendere una pallina molto sottile, formando un cerchio di 15 cm circa. Continuare allo stesso modo con le altre due palline. Trasferirle in una teglia ricoperta da carta forno.
Bucherellare le tre sfoglie con i rebbi di una forchetta, questo per evitare che i matzah si gonfino durante la cottura.
Preriscaldare il forno alla massima potenza (250°C). Quando il forno arriva a temperatura, inserire la teglia nel forno e far cuocere per 10-15 minuti, rigirando il verso della teglia per unificare il colore durante la cottura. Capovolgere le sfoglie e far cuocere per altri 10-15 minuti.
Servire con uova sode, frutta secca e labneh (o labaneh - formaggio fresco cremoso di origine mediorientale), ottenuto scolando il siero dallo yogurt (vaccino, di pecora o di capra) fino a ottenere una consistenza spalmabile e densa, simile al formaggio spalmabile.
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