Pani nel mondo: Matpakkebrød (Norvegia)
Un
giorno la nostra Cuochina (la mascotte di questo blog), guardando
l'Atlante Geografico, è venuta fuori con una domanda da 100 punti:
"Chissà com'è fatto il pane qua!" Puntando con l'indice un posto
imprecisato dell'Atlante Geografico. Allora noi:
Anna, Ornella e Nadia, le collaboratrici di sempre, siamo andate nel
web alla ricerca di lievitati di altri "Mondi", trovato tante ricette,
lingue sconosciute che abbiamo tradotto col traduttore Google (col
rischio di aver capito fischi per fiaschi) e quindi rifatte attingendo
anche alle nostre conoscenze acquisite con i lievitati.
Noi ci siamo divertite molto sia a cercare che a realizzare alcune delle innumerevoli ricette che invadono il web.
Noi ci siamo divertite molto sia a cercare che a realizzare alcune delle innumerevoli ricette che invadono il web.
Nota
per chi fosse tentato/a di cimentarsi: Facendoci pervenire la foto ed
il link del lievitato rifatto, provvederemo ad inserire questi dati al
fondo della ricetta stessa.
Siamo liete di presentare quanto da noi trovato e replicato al meglio delle nostre possibilità
Oggi presentiamo:
Matpakkebrød (Norvegia)
Il pane è parte dell'identità nazionale norvegese e si mangia più volte al giorno.
Il matpakke, (molto vicino al pranzo al sacco) che la maggior parte dei
norvegesi si porta al lavoro, ha un alto consumo pro capite.
Solitamente è composto da una fetta o due di pane integrale (grovbrød),
affettati, formaggi e verdura o frutta.
In Norvegia, nell’età pre-vichinga e vichinga (prima del 1000 d.C. – XI secolo) il pane era principalmente “flatbrød”, una sottilissima sfoglia croccante.
Per prepararlo si usava soprattutto orzo (il cereale più antico e resistente al freddo) e avena, macinati a mano tra due pietre. Questo pane veniva cotto su pietre calde o lastre roventi ed era la base per accompagnare anche il cibo dei Vichinghi.
Nel Medioevo e epoca moderna iniziale (XII–XVIII secolo), si formarono due mondi separati per il consumo di pane: I Nobili e nelle città consumavano pane bianco di frumento (importato), più soffice e lievitato, naturalmente cotto in forno.
Invece i contadini e nelle zone rurali/montane, il flatbrød di orzo/avena/segale era rimasto come alimento base quotidiano anzi, il “porridge di orzo, avena o segale era spesso più comune del pane vero e proprio, perché più economico e saziante.
Alla fine del XVIII – metà XIX secolo, arriva la patata in Norvegia (introdotta intorno al 1750–1770, diffusa dopo le carestie) e nasce il “potetlefse”, una specie di pita, molto più morbido del flatbrød.
Nel XIX–XX secolo, compaiono panifici e forni pubblici e nascono nuovi tipi di pane:
“Grovbrød” (pane integrale/grezzo, con crusca, semi, avena, segale), oggi il più consumato e simbolo della salute norvegese. “Kneippbrød” (fine XIX sec., da Sebastian Kneipp), pane integrale con semi vari.
“Loff”, un pane bianco morbido (tipo pan carré norvegese).
La Norvegia ha una delle culture del pane più ricche e sane d'Europa, dominano i “grovbrød” (con almeno 50–100% cereali integrali), surdeigsbrød (lievito madre), pane con semi, noci, cereali antichi. Lefse e flatbrød restano tradizionali per le feste (soprattutto Natale).
La Norvegia è uno dei pochi paesi dove il "pane scuro" (integrale) è più popolare del pane bianco .
Per prepararlo si usava soprattutto orzo (il cereale più antico e resistente al freddo) e avena, macinati a mano tra due pietre. Questo pane veniva cotto su pietre calde o lastre roventi ed era la base per accompagnare anche il cibo dei Vichinghi.
Nel Medioevo e epoca moderna iniziale (XII–XVIII secolo), si formarono due mondi separati per il consumo di pane: I Nobili e nelle città consumavano pane bianco di frumento (importato), più soffice e lievitato, naturalmente cotto in forno.
Invece i contadini e nelle zone rurali/montane, il flatbrød di orzo/avena/segale era rimasto come alimento base quotidiano anzi, il “porridge di orzo, avena o segale era spesso più comune del pane vero e proprio, perché più economico e saziante.
Alla fine del XVIII – metà XIX secolo, arriva la patata in Norvegia (introdotta intorno al 1750–1770, diffusa dopo le carestie) e nasce il “potetlefse”, una specie di pita, molto più morbido del flatbrød.
Nel XIX–XX secolo, compaiono panifici e forni pubblici e nascono nuovi tipi di pane:
“Grovbrød” (pane integrale/grezzo, con crusca, semi, avena, segale), oggi il più consumato e simbolo della salute norvegese. “Kneippbrød” (fine XIX sec., da Sebastian Kneipp), pane integrale con semi vari.
“Loff”, un pane bianco morbido (tipo pan carré norvegese).
La Norvegia ha una delle culture del pane più ricche e sane d'Europa, dominano i “grovbrød” (con almeno 50–100% cereali integrali), surdeigsbrød (lievito madre), pane con semi, noci, cereali antichi. Lefse e flatbrød restano tradizionali per le feste (soprattutto Natale).
La Norvegia è uno dei pochi paesi dove il "pane scuro" (integrale) è più popolare del pane bianco .
Ingredianti
170 g acqua tiepida
8 g lievito di birra fresco
170 g acqua tiepida
8 g lievito di birra fresco
170 g kefir
5 g di miele
200 g farina bianca 0
200 g farina integrale macinata finemente
100 g farina integrale macinata grossolanamente
8 g di sale
200 g farina bianca 0
200 g farina integrale macinata finemente
100 g farina integrale macinata grossolanamente
8 g di sale
30 g di burro
semi di papavero bianchi (opzionale)
semi di papavero bianchi (opzionale)
Preparazione
Nella ciotola della planetaria sciogliere il lievito nell’acqua tiepida e lasciare per 10 minuti. Unire il kefir, il miele e mescolare. Aggiungere le farine e iniziare ad impastare finché l’impasto non si stacca dal fondo della ciotola e si avvolge al gancio. Unire il sale e il burro, precedentemente tenuto a temperatura ambiente.
Raccogliere l'impasto a palla e metterlo a lievitare in una ciotola, leggermente imburrata. Coprire e lasciare lievitare fino al raddoppio.
A lievitazione avvenuta,
formare un filone ben stretto e metterlo a lievitare in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato oppure ricoperto da carta forno.
Lasciare lievitare al caldo finché non arriva oltre il bordo dello stampo. Nel frattempo, preriscaldare il forno a 190°C, funzione statica.
Spennellare il pane con latte e cospargere con semi di papavero, oppure altri tipi di semi, a piacere. Cuocere per 30-35 minuti circa o fino a doratura.
Spennellare il pane con latte e cospargere con semi di papavero, oppure altri tipi di semi, a piacere. Cuocere per 30-35 minuti circa o fino a doratura.
Lasciar raffreddare sopra una gratella e, successivamente tagliare a fette, pronte per essere farcite a piacere per il nostro “matpakke” ossia il nostro pranzo al sacco giornaliero. Il rimanente pane si consiglia di surgelarlo e scongelarlo al bisogno (Ricetta elaborata da questo sito).
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